...come frecce: pistole e carabine per i ragazzi di Racale

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di don Totò Tundo

Ci sono delle parole che ascoltiamo con un certo patema d’animo, perché evocano esperienze dolorose, dalle quali vorremmo prendere le distanze. Pistola, carabina, fucile, sparare sono certamente tra queste, per cui è normale che alla proposta di far fare ai nostri ragazzi un pomeriggio di Tiro a Segno sportivo ho provato subito un moto istintivo di repulsione. 
Poi, spinto più dalla curiosità che dalla fiducia nei miei collaboratori, ho accettato di verificare di persona la validità dell’iniziativa e ho potuto toccare con mano quanto i luoghi comuni spesso risultino assolutamente fuorvianti.

 

Mi sono trovato in un ambiente che non ha niente a che fare con i film d’azione americani e che è tutt’altro rispetto alle bravate di Rambo. Mentre il cav. Claudio Stanca, presidente della Sezione di Alezio del Tiro a Segno Nazionale, illustrava, in modo anche simpatico, storia, teoria e pratica di questo sport, mi rendevo conto di quanto siano necessari concentrazione, saldezza di nervi e assoluto controllo di ogni muscolo per centrare il bersaglio e comprendevo, nello stringere l’arma per puntare, che l’avversario non è ciò che si ha davanti: una serie di cerchi concentrici stampati su carta; ma ciò che si ha dentro: tensioni, stress, impazienza.

Ho proposto ai ragazzi del gruppo parrocchiale “… come frecce” questa esperienza perché mi sono convinto della sua valenza educativa: Dio sa, in effetti, se i nostri giovani oggi non hanno bisogno di attività capaci di metterli in contatto con la loro interiorità, di un ambiente strutturato e protetto in cui esercitarsi, di giochi che esaltano precisione e dominio di sé, invece di un agonismo che non di rado rischia di degenerare.

Il 29 agosto e il 1 settembre con un gruppo di 20 ragazzi ed alcuni genitori, siamo stati nella sede di Tiro a Segno della Sezione di Alezio. Accolti con finezza e cortesia, dopo una presentazione teorica della disciplina, abbiamo partecipato a due sessioni di tiro con armi ad aria compressa, prima con la pistola, poi con la carabina, ma i bersagli sarebbero rimasti indenni e avrebbero cantato vittoria se non fossimo stati aiutati dal presidente e dagli istruttori dello stesso Centro che con competenza e grande pazienza si sono messi a nostra disposizione aiutandoci a trovare la postura, a governare sguardo e respiro, ma, specialmente, moderando gli eccessi di entusiasmo e incoraggiando chi, temendo brutte figure, avrebbe preferito limitarsi a sorridere dell’inettitudine degli altri.

Alla fine abbiamo tirato tutti, ragazzi, genitori ed educatori, e ci siamo divertiti. Sui risultati, invece, è meglio stendere un velo e sostenere che qualcuno è riuscito, dopo reiterati tentativi, a mettere a segno qualche tiro degno dell’Associazione che ci ha ospitati. Ma siamo contenti così, in quanto risulta dimostrato che ogni obiettivo serio non si raggiunge a caso, né senza allenamento, ha bisogno, invece, di un itinerario che forse qualcuno di noi vorrà percorrere, per mettere a frutto dei talenti che, proprio in questa occasione, si è reso conto di avere. L’attestato di partecipazione che è stato generosamente consegnato a tutti i partecipanti è stata la ciliegina sulla torta che ha restituito bellezza e dignità ad un pomeriggio di festa.

Colgo l’occasione per dire grazie al presidente, il cav. Claudio Stanca e al suo staff; a Barbara Pagano e alle altre educatrici dei ragazzi, ai genitori che sempre ci sostengono con la fiducia e la stima.

Sac. Totò Tundo

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