Chiesa S. Maria la Nova e Convento

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La Chiesa di Santa Maria la Nova e il cenobio benedettino che un tempo le era annesso sono di fondazione antichissima; l'origine è databile tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo. Nel 1444 i Frati Francescani, provenienti dalla Bosnia e insediatisi in Santa Caterina Novella di Galatina, domandarono al Vescovo di Nardò Mons. Stefano de Pendinellis di poter utilizzare le rovine dell'antico cenobio benedettino di Racale per costruirci un loro convento. Il Vescovo aderì volentieri alla richiesta dei Frati, anche per la simpatia che in quegli anni San Bernardino da Siena aveva suscitato per i “poverelli” di San Francesco d'Assisi, predicando nella diocesi di Nardò. La chiesa, che presenta un prespetto neoromanico, è ricca di affreschi e olii su tela.  Ad oggi la chiesa e il convento sono inagibili. (fonte: Wikipedia)
 
Fondazione
La chiesa di S. Maria la Nova, con il cenobio benedettino che un tempo le era annesso, sono di fondazione antichissima. Su questo concordano molte fonti che ne datano l’origine tra la fine del sec. XI e l’inizio del sec. XII. Nonostante però, le fonti concordano sul periodo, esse discordano sull’anno e sul nome del fondatore. A rendere poco chiare le idee ha contribuito la confusione presente tuttora, tra la chiesa e il cenobio.

Una prima testimonianza importante ci è offerta dal Chronicon Neritinumin cui si legge: 

“Anno 1120. il Conte Boemondo e Costanza sua moglie fabbricarono un bel convento nella terra di Racle e la donarono all’Abate tristaino benedettino, …”

Questa e la prima fonte che documenta l’esistenza del convento in Racale anche se questa notizia è storicamente inesatta per incongruenza tra l’anno presente nel Chronicon e l’anno di morte di Beomondo I. Perciò si conclude che esso sbaglia o nell’anno o nel nome del fondatore.
Nel 1764 lo storico abruzzese Pietro Polidori, nella sua opera De Neritina ecclesia ac de suis Episcopis Dissertatio Historica, dopo accuratissima ricerche documentarie, riporta questo:

“A Gaufredo successe nella Contea il figlio Goffredo… infatti nell’anno 1085 costruì un insigne monastero in Conversano… al quale ne aggiunse un altro, sotto il titolo di San Benedetto, nella terra di Racale, diocesi di Nardò” (traduz. dal latino)

Quest’altra fonte verrà confermata da un altro storico neritino, che attribuisce, anch’esso la fondazione del convento al conte Goffredo e colloca cronologicamente la fondazione nell’anno 1154.  

Struttura
Da quanto rimane tuttora in piedi di quello che fu l’antico convento benedettino, strutturalmente, si evince quanto segue: 

La chiesa di S. Maria la Nova, annessa al convento aveva certamente tre navate, conservate fino agli inizi del sec. XVII; la navata centrale era più alta le altre due più basse, con volte a capriate e a tegole. Tracce della triplice navata restano a sinistra dell’attuale chiesa.

Questa navata laterale si è salvata perché in un secondo momento è stata chiusa e trasformata in una serie di cappelle, che in ultimo sono stati separati dal resto della chiesa. sviluppo in lunghezza della chiesa era maggiore dell’attuale: infatti, sopra un muro della sacrestia, posto dietro al presbiterio, sono conservati due pilastri poliscili e da alcuni affreschi che hanno un chiaro riferimento alla presenza di un coro dietro al presbiterio. Il cenobio di S. Benedetto si apriva a sinistra (per chi guarda dalla chiesa), ma in posizione più arretrata rispetto al fronte attuale; di esso restano alcuni pilastri e alcuni archi a tutto sesto acuto.

Nel 1395 si ebbe un rovinoso terremoto le cui conseguenze furono particolarmente disastrose per il cenobio e probabilmente anche per la chiesa di S. Maria la Nova. Questa notizia appare attendibile perché il terremoto che colpì l’area jonica del salento è registrato nelle cronache ufficiali.
Nel 1444 i Frati Francescani, chiesero al vescovo di Nardò di poter utilizzare le rovine dell’antico cenobio benedettino di Racale per costruirci il loro convento. 
Il vescovo aderì volentieri alla richiesta dei frati, anche per la simpatia che in quegli anni S. Bernardino da Siena aveva suscitato verso i “poverelli” di S. Francesco, predicando nella diocesi.
Dopo secoli di storia, il 6 luglio 1866 il convento fu soppresso dalle leggi eversive del nascente Stato Italiano. Successivamente nel 1884, una parte dello stabile fu restituito all’Ordine Francescano, senza però ospitare nessuna comunità religiosa, a causa del momento particolarmente difficile che attraversava l’Ordine in quel periodo.
Così, pochi anni dopo l’Ordine vendette a privati la parte del convento recuperata. Il resto dell’edificio rimase in mano del Comune, il quale lo adibì prima a sede municipale, poi ad alloggio per militari, quindi a ricovero per profughi e infine a ospizio per famiglie indigenti.
Nel 1921 il Comune cedette parte dell’edificio in suo possesso al nascente “Educatorio S. Antonio”, tenuto dalle Suore Salesiane dei SS. Cuori, per farvi un asilo infantile.

La ricostruzione della chiesa
Se nel 1445 il Papa concedette l’antico cenobio ai Francescani, così non fece per la chiesa di S. Maria la Nova che rimase sotto la reggenza del clero locale. 

Dopo la ricostruzione del convento nel 1453 la chiesa rimase a lungo in uno stato di estrema precarietà, tanto che nel 1506 l’arciprete don Salvatore Polino ne intraprese la ricostruzione. I lavori durarono fino al 1508 e consistettero nel ripristino completo di tutto ciò che il terremoto aveva distrutto con l’aggiunta delle varianti che l’epoca suggeriva. 

Completata la ricostruzione, fece ricoprire le tre navate di affreschi e infine dotò la chiesa di un beneficio proprio e di numerosi suppellettili.
Ma non passò molto tempo che le infiltrazioni di acque piovane resero nuovamente precarie le condizioni del tempio. 
Nel corso del sec. XVII più volte si ordinò di riparare il tetto, di consolidare la porta e di risanare alcuni muri dalle infiltrazioni. Addirittura, nel 1678 il vescovo la definì una stalla e la interdisse dal culto. Era ormai necessario mettere mano alla ricostruzione.
L’opera di ricostruzione cancellò o mascherò tutte le tracce dell’antica struttura architettonica. Fu abbattuta la navata destra perché considerata irrecuperabile, mentre la navata sinistra fu ridotta a cappelloni aperti sulla navata centrale. Sul muro di fondo fu aperta al centro un’arcata a mezza altezza, che con un una balconata costituiva un affaccio sopra l’altare maggiore dall’interno del convento.

Articolo redatto da Matteo Bellaluna e Andrea Santantonio

BIBLIOGRAFIA
A. Serio, G. Santantonio - Racale, note di storia e di costume - Editrice Salentina, 1983, parte seconda, pagg. 209-221

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