Saluto a don Totò Tundo

Domenica 25 settembre, durante la S. Messa vespertina, la Comunità di San Giorgio ha salutato il parroco uscente don Totò Tundo, ringraziandolo di questi otto anni fecondi di ministero tra di noi. Al termine della S. Messa ha preso la parola il Sindaco di Racale, Donato Metallo, rivolgendo parole sentite e di commiato a don Totò. Subito dopo hanno preso la parola due vicepresidente del Consiglio Pastorale Parrocchiale, rivolgendogli alcune parole a nome della Comunità Parrocchiale e regalandogli come ricordo un’icona raffigurante la “Lavanda dei Piedi” in stile etiopico.

 

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Di seguito riportiamo le parole rivolte dai rappresentanti del Consiglio Pastorale parrocchiale.

Caro don Totò,
il Consiglio Pastorale parrocchiale, certo di interpretare anche i sentimenti dell’intera Comunità parrocchiale, vuole rivolgerti queste poche parole di saluto.

Sappiamo bene quanto tu sia schivo e quanto poco ti piaccia essere soggetto di attenzione. Oggi però dovrai pazientare per qualche minuto perché questa Comunità parrocchiale, dove tu sei stato pastore e guida, non poteva lasciar passare questo momento senza rivolgerti almeno qualche pensiero.

Quando capita che un compagno di viaggio debba prendere un’altra strada si rimane male. E se quel compagno era proprio uno di quelli a capo della fila ci si sente un po’ smarriti, come se mancasse un riferimento. E allora ci si dispiace, ci si arrabbia un po’ ma poi si pensa che in fondo, anche se si prendono percorsi diversi, la meta è la stessa e per diverse strade si cammina nella medesima direzione.

“Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”, così si aprono le Confessioni di Sant’Agostino. E se “ci ha fatto per Lui” questo vuol dire che è necessario rispondere alla sua volontà che si adempie nelle nostre vite per opera dello Spirito. Per questo, si!, abbiamo il cuore triste oggi, ma anche intrepido nell’accogliere chi dopo di te verrà “nel nome del Signore” per guidarci verso di Lui.

Con parole semplici, vogliamo ringraziarti per questo tratto di strada percorso insieme e per il sostegno che ci hai dato, soprattutto nelle difficoltà.
Grazie per esser stato sempre dalla nostra parte e per averci difeso quando la Comunità o parte di essa è stata esposta ad attacchi gratuiti e ingiustificati.

Grazie per aver saggiamente gestito le quotidiane difficoltà che normalmente tutti i gruppi di persone vivono. In questi casi l’atteggiamento del “lasciare che facciano da soli” è sempre più comodo e più facile; è più difficile avere invece una presenza discreta e saggia – come quella che tu hai avuto – ma che rende testimonianza concreta che il nostro essere cristiani si vive prima di tutto “amandoci come fratelli”.

Grazie per averci insegnato che una Comunità stabile, con una sua identità precisa, si costruisce prima di tutto nella quotidianità delle piccole cose e non nella straordinarietà dei grandi eventi, utili quest’ultimi a prendere coraggio e motivazione, ma che necessitano sempre di un lavorìo piccolo e instancabile giorno dopo giorno come quello amorevole di un contadino con la sua terra e le sue piante.

Da giovane poi, permettimi di dirti ancora un grazie per la fiducia che hai riposto in noi, nelle nostre idee e nelle nostre energie, segno che una Comunità che vuole volare alto, deve sempre guardare con occhio di predilezione le sue giovani generazioni, motivandole e incoraggiandole. E il fatto che sia stato scelto io per parlare oggi in rappresentanza di tutti, è segno tangibile di un’impronta importante che ha fatto presa nella vita della Comunità.

La Comunità vuole salutarti con un ricordo, segno di questi otto anni trascorsi insieme.
È stata una scelta giusta regalarti questa icona raffigurante la “Lavanda dei Piedi”, l’esempio dell’amore senza fine di Gesù per noi. Non è facile lavarsi i piedi tra di noi figuriamoci nel farlo verso chi viene da terre lontane, o verso chi per un motivo o per un altro viene ritenuto un “diverso”. Lo stile particolare di questa icona richiama invece un Gesù che entra in empatia con chiunque si trova dinanzi, che quasi assume la stessa forma, anche fisica, di chi ha dinanzi. E’ un servizio impegnativo, alto, ma molto profondo e umile, sino ad indossare o vestirsi, appunto, dell’altro. «Cominciò a lavare i piedi dei suoi discepoli», così recita l’iscrizione in amarico posta in alto all’icona.

E poi Pietro, che si tocca il capo, non comprendendo il gesto estremo di Gesù e dicendogli «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». Ci richiama tutte quelle volte che chiusi nelle nostre piccole certezze, nei nostri micromondi, nei nostri gruppetti, abbiamo rifiutato di farci aiutare e di collaborare insieme alla costruzione del Regno di Dio. Per questo ti chiediamo scusa.

Lasciarsi lavare i piedi da Gesù e accettare il suo amore, non è facoltativo. Se Pietro non si fosse lasciato lavare i piedi avrebbe rinunciato all’amore di Dio, avrebbe rinunciato alla comunione con Dio, avrebbe rinunciato così all’appartenenza al Regno e all’eredità. A questo punto Pietro si lascia vincere; si apre a Gesù. Non può comprenderlo, è confuso; ma non può sopportare l’idea di essere separato da lui.

Per questo ti promettiamo che cercheremo di essere sempre più uniti in Lui, nello spezzare del pane e nel servizio verso i fratelli superando i nostri particolarismi.

Certamente in questi anni il tuo ministero a servizio della vita comunitaria l’hai reso presente: siamo cresciuti insieme e abbiamo maturato tanti aspetti sia a livello spirituale che umano. Abbiamo così un altro pezzo di vita comunitaria da raccontare e da portare con noi nel nostro cuore.

Siamo chiamati tutti a servire il Signore ovunque Egli ci chiama: a guardare il passato con gratitudine e misericordia, a vivere il presente con passione e ad abbracciare il futuro con speranza.

Per questo, caro don Totò, auguri per il tuo nuovo ministero. Sii sempre comprensivo e “servo di tutti”. Non ti dimenticare di portare la Comunità di San Giorgio nelle tue preghiere.

P.S: Piccolo nota di colore; ci ripeti sempre la frase che pronunciasti nel 1985, quando per un anno sei stato viceparroco nella nostra Comunità: «in silenzio sono arrivato e in silenzio me ne vado». Ecco, alla luce dell’alto volume della tua voce, sopportato pazientemente in questi anni, possiamo tranquillamente dire che così in silenzio non sei stato, anzi. Ma oggi, ci sentiamo di sposare le parole della mistica francese Madeleine Delbrêl: «Il silenzio non ci manca, perché lo abbiamo. Il giorno in cui ci mancasse, significherebbe che non abbiamo saputo prendercelo. Tutti i rumori che ci circondano fanno molto meno strepito di noi stessi. Il vero rumore è l’eco che le cose hanno in noi.»

Per questo l’augurio più bello che possiamo farti e che possiamo farci è che questi otto anni siano per noi un discreto eco che ci ricorda tutte le cose belle che abbiamo vissuto insieme. Auguri.

Racale, 25 settembre 2016

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