San Nicola Pellegrino e la «pazzia» dei Racalini

Era una fredda serata autunnale di uno degli ultimi anni dell’undicesimo secolo; i contadini, bisacce sulle spalle e cappellaccio in testa, rientravano dai campi, e i bambini si rincorrevano a frotte, festosi per l’avvicinarci dell’ora del pranzo, quando giunse alla porte del paese, avvolto dall’acre fumo dei camini già accesi, un «pellegrino».

Era avvolto in un logoro mantello e si appoggiava ad un vecchio bastone; era visibilmente stanco e bisognoso di ospitalità, ma la sua figura polverosa ed inaspettata venne accolta solo dalle grida dei fanciulli che si ritiravano frettolosamente dalla via e dal chiudersi delle porte delle misere case.

Egli percorse le strette viuzze alla ricerca di un volto che gli si mostrasse amico, ma il paese era ormai deserto, sembrava del tutto disabitato.

Nel silenzio della notte avanzante si levò, allora, il suo grido che era una preghiera: Christe Eleison! Kirie Eleison!

La voce del forestiero si alzava sempre più, i suoi occhi bruciavano di una vivida fiamma, il bastone si levava verso il cielo, mentre egli abbandonava i vicoli scuri ed usciva verso la campagna.

Poco distante dal paese vi era una collinetta e qui una casa di contadini non abitata; si diresse verso di essa e lì trovò rifugio per la notte.

L’indomani le donne non parlavano di altro se non della improvvisa comparsa di quello che a tutti era sembrato un pazzo, e stavano molto attente a che i bambini non si allontanassero da casa. Ma nei piccoli la curiosità era più forte della paura e non poche volte nei giorni successivi grossi occhi neri da teste rasate a zero spiavano le mosse del forestiero.

Qualcuno più coraggioso gli si avvicinò e gli rivolse la parola; ne ebbe in dono delle misere cose: un pezzo di pane, una mela; e i giorni successivi ritornò con altri timidi amici.

In compagnia di quei piccoli il “pazzo” si trasformava, nel suo sorriso splendevano giovanissimi i suoi anni, nella sua voce comparivano toni caldi ed affettuosi, e  raccontava… raccontava della sua famiglia nella lontana Grecia, della sua vita raminga alla ricerca di Cristo; ricordava la storia bellissima e terribile della Croce e la legge dell’amore per tutti gli uomini.

Da allora non fu difficile vedere sulla collinetta, seduti per terra, il giovane e gruppi di ragazzi che pendevano dalle sue labbra.

Era questa una scena che non piaceva ai Racalini, i cui sospetti nei confronti di quel “fanatico” che ogni tanto compariva per le vie del paese ed urlava in faccia alla gente il suo amore per Cristo, erano anche rinfocolati dalle polemiche tra clero latino e clero greco proprie di quegli anni.

Così un giorno un gruppo di contadini armati di bastoni e di forche si presentò sulla collina e con fare minaccioso intimò al giovane di andarsene; egli non oppose alcuna resistenza, con amarezza raccolse il suo mantello e il suo bastone, e si incamminò; neppure uno dei ragazzi presenti, resi ora ostili dall’atteggiamento dei padri, ebbe una parola buona per lui; anzi alcuni di essi, seguendo l’esempio dei più grandi, afferrarono una pietra da lanciargli alle spalle, e la sassaiola non finì se non quando nelle mani di un piccolo un sasso non si trasformò in un cuore palpitante.

Si levò allora sulle teste degli esterrefatti Racalini il grido del Santo – Vale Racle, terra fertilis pastanacarum. (Addio Racale, terra fertile di carote)

Questa è la storia della breve permanenza di San Nicola Pellegrino in Racale; di essa è rimasta fino ai nostri giorni una chiesetta sulla collina, detta appunto di San Nicola, ed il nomignolo di «pazzi» con il quale siamo indicati dagli abitanti dei paesi vicini.

TESTO TRATTO DA:
A. Serio, G. Santantonio – Racale, note di storia e di costume – Editrice salentina, Galatina, 1983

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