Perché un vademecum sul modo di partecipare alla Santa Messa? Perché un insieme di regole su come vivere meglio la preghiera comunitaria?
Diciamocelo subito, senza girarci intorno: perché siamo un solo Corpo, il Corpo di Cristo! E il corpo, quando si muove, lo fa in modo coordinato, in maniera elegante, senza che nessuna parte sia o possa apparire in disarmonia con il tutto.
Nei Prænotanda del Messale Romano tutto ciò è ben spiegato quando, al capitolo “Gesti e atteggiamenti del corpo”, troviamo scritto: «L’atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra Liturgia: manifesta, infatti, e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano».
L’Istruzione Redemptionis Sacramentum della Congregazione per il Culto Divino, al numero 11, afferma che il non rispetto delle norme liturgiche introduce «elementi di deformazione e discordia nella stessa celebrazione eucaristica che, in modo eminente e per sua natura, mira a significare e realizzare mirabilmente la comunione della vita divina e l’unità del popolo di Dio».
Nella Preghiera Eucaristica II, probabilmente la più antica della tradizione liturgica, il sacerdote, dopo la narrazione dell’Ultima Cena, dice: «Ti preghiamo umilmente: per la comunione al corpo e al sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo».
Siamo un noi liturgico, e non potremmo essere altrimenti! Chi entra in chiesa ha il diritto di capire che noi siamo un unico e solo Corpo, l’edificio spirituale di Dio.
Quindi, non possiamo abbassare l’asticella sull’esigenza di vivere bene – interiormente ed esteriormente – l’unità della partecipazione alle Celebrazioni: ne va della verità della nostra preghiera, della centralità di Gesù Cristo nella nostra parrocchia, della credibilità di tutto ciò che facciamo a livello ecclesiale.
È sempre valido e vero il principio teologico di Prospero di Aquitania che recita: “lex orandi, lex credendi”, cioè, la legge della preghiera è la legge della fede. La Chiesa crede così come prega. Se preghiamo male, se preghiamo non rispettando le norme e la sensibilità comune dell’assemblea liturgica, se inseriamo parole, gesti e atteggiamenti devozionali all’interno delle celebrazioni, non significa che siamo più preparati, più bravi e più ascoltati dal Signore: ciò esprime soltanto il fatto che stiamo pregando male e che, di conseguenza, potrebbe esserci una «insicurezza dottrinale» (RS). Di conseguenza, dovremmo rivedere e approfondire il nostro senso ecclesiale e il nostro assenso agli articoli del Credo.
La vera creatività, nella liturgia, consiste nel rispetto delle norme dettate dalle rubriche del Messale e degli altri Libri Liturgici, a cui bisogna sempre preordinare la comprensione dello spirito che motiva le stesse indicazioni.
È chiaro, nessuno vuole giudicare nessuno: queste indicazioni non vogliono essere rimproveri, ma inviti alla bellezza e al rispetto del culto divino, secondo quanto insegna la Chiesa.
Per questo motivo, la Commissione Liturgica parrocchiale propone un piccolo sussidio con alcune indicazioni per vivere bene, in sintonia con le norme della liturgia e con il buon senso, la Celebrazione Eucaristica.
Ora, tocca ad ognuno fare propri questi consigli, per il bene di tutta la comunità orante!
La Commissione Liturgica





